Poker online e fisco: cosa c’è da sapere

Come gestire le vincite ottenute dal poker online per essere in regola agli occhi del fisco italiano

La liberalizzazione del poker online ha aperto una serie di possibilità ai i giocatori che amano mettere in campo le proprie abilità, confrontandosi con un una gran quantità di sfidanti all’interno di un mondo virtuale.

Le possibilità offerte ai Pokeristi del Word Wide Web è quella di trovare il miglior casinò online in pochi clic e aumentare le proprie chance di successo ma soprattutto di divertimento.

I più abili nella logica del gioco, nel calcolo delle probabilità ed in tutto l’insieme dei parametri che caratterizzano il gioco del poker, ottengono numerosi soddisfazioni anche dal punto di vista economico, che li porta a vedere aumentare il proprio reddito, talvolta in maniera importante.

Ma cosa accade quando i frutti della propria passione devono essere dichiarati al fisco secondo le regole vigenti nel territorio italiano? In questo articolo si prenderanno in esame una serie di casi, tesi a comprendere quanto la normativa vigente sia articolata e, per molti, ancora tutta da conoscere.

Texas holdem

Quando e come si ricevono le vincite del poker

Grazie alle innumerevoli possibilità offerte dal mondo informatico, i soldi ricavati dalla propria attività al poker online possono essere accreditati in tutta semplicità con differenti tipologie di transazione.

Tra le transazioni elettroniche c’è il versamento su conto corrente bancario, su carte di credito di varia natura o con altri servizi di giacenza del denaro online; i pagamenti così ottenuti possono essere accreditati con tempistiche diverse a seconda del regolamento del casinò e delle volontà dell’utente.

Non è infatti obbligatorio ricevere il pagamento immediato appena si effettua una vincita. Va dunque detto che il giocatore può fare accumulare, nel suo account virtuale, i soldi maturati durante un periodo più o meno esteso e incassarli quando preferisce, per esempio con cadenza periodica o in relazione alle esigenze personali in fatto di dichiarazione dei redditi.

Le vincite del poker ed il reddito: informazioni preliminari

Le entrate economiche derivanti dal gioco del poker online – come i giocatori più appassionati già sapranno – vanno ad influire sul reddito imponibile Irpef per la totalità dell’ammontare; vi sono però dei casi nei quali si subisce una ritenuta ‘alla fonte’ (come imposta o cassa), ovvero una una tassazione effettuata nell’anno stesso in cui gli importi delle vincite sono stati riscattati.

Il cosiddetto reddito da gioco, come appunto quello del poker online, viene identificato come ‘reddito diverso’, poiché di natura differente rispetto a quello dal lavoro dipendente, dal lavoro autonomo o da altre entrate economiche di natura affine.

I redditi del poker, anche quando si gioca utilizzando una piattaforma online, dall’Italia o dall’estero, con casinò nostrani o stranieri, vanno sempre dichiarati come previsto dalle leggi italiane. Secondo il WWT (Word Wide Taxation), infatti, le persone che ottengono delle vincite devono pagare le imposte per questa tipologia di reddito a prescindere dal luogo il cui si trovano.

Tuttavia, esistono anche dei casi in cui è prevista una doppia imposizione sui redditi incassati. Per fare degli esempi generici, rientrano tra queste tipologie i guadagni di un individuo che vive in Europa ma lavora al di fuori dell’U.E, oppure risiede, da pensionato, in un Paese estero.

Tale normativa potrebbe dunque interessare anche il reddito dal gioco d’azzardo.
Ciò che bisogna fare nel momento in cui si inizia a giocare in un casinò online, è informarsi per sapere se esistono delle particolari convenzioni atte ad evitare la doppia imposizione; tale informativa si può trovare nelle piattaforme alle quali ci si iscrive, ma risulta saggio informarsi presso un commercialista esperto in movimenti di denaro di questa natura, per conoscere ulteriori dettagli.

Tornei di poker online e vincite

I giocatori di poker nelle piattaforme virtuali, soprattutto quando particolarmente esperti, partecipano ad un numero significativo di tornei, talvolta portando a casa delle somme importanti. Si tratta di un business in via d’espansione, probabilmente anche in virtù dei controlli più serrati che rendono i meccanismi di gioco e le transazioni sicure, regolamentate dall’Agenzia delle Dogane e Dei Monopoli.

Nei vari forum dedicati alla tematica del reddito da gioco, ci si chiede come mai un business di questo tipo non sia regolamentato al pari di un altro lavoro qualunque; questa mancanza non rende sempre semplice comprendere come vadano dichiarati i redditi ricavati dai tornei.

Le vincite del gioco online sono equiparate a quelle portate a casa sui tavoli dei casinò reali. Nonostante il gioco virtuale stia quasi soppiantando quello classico, favorendo la circolazione del denaro anche in virtù della semplicità d’accesso alle piattaforme online, non gode di nessuna agevolazione.

Nel sito dell’Agenzia delle Entrate si legge chiaramente che le ritenute alla fonte, delle quali si è parlato in apertura, non vengono applicate se l’ammontare dei premi è inferiore a 25,82 Euro, mentre per importi superiori viene applicata la ritenuta d’imposta sul totale.

Questa normativa si diversifica invece laddove le vincite andassero ad unirsi al reddito da lavoro dipendente; in questo caso si applica l’aliquota prevista, che nel caso del poker risulta essere il 25%, poiché facente parte della categoria dei giochi a premio dove si devono dimostrare delle abilità logiche.

Dunque, anche le vincite inferiori vanno annoverate nel 730 oppure nel modello unico. Si tratta di prassi che vanno osservate attentamente per evitare di incorrere in sanzioni amministrative anche quando il gioco del poker viene portato avanti come hobby e non come un lavoro a tutti gli effetti.

Tassazione alla fonte per il reddito da poker

Quando viene applicata una tassazione alla fonte, ovvero un’imposta, in un certo senso si può dire che le vincite sono già depurate da eventuali tassazioni regolamentate dalle norme italiane.

Ad ogni modo, stando sempre a quanto detto nelle righe precedenti, bisogna sempre leggere i regolamenti dei casinò online, poiché normalmente viene spiegato nel dettaglio anche il tipo di tributo alla quale si viene sottoposti, soprattutto quando si tratta di piattaforme virtuali straniere.

Risulta invece ancora indefinita la possibilità, per coloro che del poker online hanno fatto una professione, di poter aprire una partita IVA, poiché si riscontra una carenza di norme legali in materia. Non si rileva infatti alcun codice che regolamenti l’attività del pokerista.

Tornei di Poker Texas Holdem e deduzioni di spesa

Mentre i professionisti del poker nei casinò reali sono soggetti a spostamenti, e dunque alla copertura delle spese di vitto ed alloggio per partecipare ai tornei, quelli che giocano online non hanno ingenti costi se non quelli riguardanti la propria apparecchiatura elettronica, l’affitto dell’appartamento e la bolletta di internet.

Per i primi non è prevista deduzione alcuna per le spese menzionate; i secondi potrebbero, in linea del tutto teorica, considerare le loro come spese inerenti e deducibili, ma attualmente l’articolo 69, comma 1 del Tuir non prevede deduzioni di questo tipo, escludendo così la possibilità di avere dei risparmi d’imposta.

Per quanto concerne invece i cosiddetti contratti di sponsorizzazione ed i soldi che da essi vengono guadagnati da pokeristi, anche in questo caso non ci si può esimere dal dichiarare l’intero ammontare economico. Non essendoci un codice attività, come detto in precedenza, risulta complesso capire quale sia il modo più appropriato di dichiarare questo tipo di reddito.

Il modo migliore sarebbe forse quello di avere una partita IVA per poter ‘scaricare’ i costi ed ottenere correlati benefici, ma l’agenzia delle entrate, anche in virtù della carenza di un codice attività, reputa opportuno che le somme ricavate dai contratti di sponsorizzazione vadano annoverate tra i ‘redditi diversi’.

Quando il poker porta verso guadagni considerevoli

Nei casi in cui il giocatore particolarmente bravo riesca a sfruttare le proprie abilità per guadagnare grosse somme col poker online, è assolutamente opportuno che sia affiancato da un esperto di finanza per la gestione del proprio patrimonio.

Da quello che si può evincere lungo questo articolo, le normative in materia di fisco non sono mai univoche, bensì piuttosto dettagliate e sfaccettate. Questo significa che quando le entrate economiche sono considerevoli, non ci si può permettere di correre dei rischi legati ad una mancata o malfatta dichiarazione dei redditi.

Un esperto commercialista può prendere in mano le proprie pratiche e gestire, al posto del giocatore che richiede i suoi servizi, tutta la parte burocratica che non ci si può esimere dal curare per essere in regola agli occhi dello Stato.

È bene ricordare che le normative italiane che disciplinano la tassazione sui giochi sono studiate per tutte quelle attività che rientrano nel cosiddetto Monopolio di Stato.

Nella nostra penisola il gioco nei casinò, in questo caso il poker online, fa parte di questa categoria da ormai sette anni, purché i gestori delle piattaforme virtuali abbiano ricevuto l’approvazione dell’AAMS.

I redditi ricavati vanno dunque sottoposti a dichiarazione secondo le regole vigenti, tenendo conto di tutti i parametri sopra menzionati, che possono essere qui riassunti come: tassazione globale del reddito da gioco, aliquota applicabile, eventuale tassazione alla fonte.

Articolo suggerito da: Paddy Power – Poker Online